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Anno 2012, l’invasione dei Social (inutility) Network

Il 2011 e il 2012 saranno ricordati come gli anni dell’invasione da parte dei social (inutility) network, non passa settimana che leggo in rete della nascita di un nuovo social media o che nella mail qualche “amico” m’invita a iscrivermi sul nuovo social che ha appena scoperto.

Non se né può più! Io, come penso molti di voi, non hanno tutto il giorno da passare davanti al PC per saltare da un social all’altro, condividere foto da una parte, rispondere a un video da un’altra parte, ringraziare qualcuno per qualcosa che neanche sappiamo cosa sia, quasi quasi, faccio fatica a seguire quei quattro amici che ho su Facebook, sinceramente preferisco incontrarli dal vero per un aperitivo o una pizza piuttosto che su FB dove ormai l’invadenza e il poco galateo hanno preso il sopravvento. Dopo dieci minuti passati nel mio “diario” non resisto e devo andarmene: mi ritrovo iscritto a Gruppi che non conosco e che sinceramente non ho mai voluto conoscere né tantomeno aderire, continuamente infastidito da avvisi di persone a me sconosciute che hanno postato questo o quello nei vari Gruppi in cui mi trovo involontariamente iscritto. Ripercorrendo la mia “timeline” ho scoperto che mi piacciono “link” di siti che neanche sapevo dell’esistenza, mi ritrovo “amico” di persone che nei giorni del Festival di Sanremo mi hanno portato a odiare le “farfalle” dopo avermi costretto a sorbirle in ogni salsa e situazione.

social media Anno 2012, l’invasione dei Social (inutility) Network

Quindi mi chiedo: ma tutti questi social inutility a cosa servono? Ma soprattutto sono veramente quello che dicono di essere?

All’inizio erano quei 3/4  social e la situazione era accettabile, adesso credo che veramente stia succedendo qualcosa d’incredibile; la tendenza del momento è quella di aprire social per qualsiasi cosa e per gli argomenti più disparati, ma alla fine siamo sicuri che le intenzioni dei fondatori di questi siti siano quelli di far socializzare le persone o hanno solo lo scopo di essere delle vetrine commerciali travestite?

Wikipedia alla voce “social network” da questa definizione:

Una rete sociale (in inglese social network) consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari. La diffusione del web e del termine social network ha creato negli ultimi anni alcune ambiguità di significato. La rete sociale è infatti storicamente, in primo luogo, una rete fisica.

Rete sociale è, ad esempio, una comunità di lavoratori, che s’incontra nei relativi circoli dopolavoristici e che costituisce una delle associazioni di promozione sociale. Esempi di reti sociali sono inoltre le comunità di sportivi, attivi o sostenitori di eventi, le comunità unita da problematiche strettamente lavorative e di tutela sindacale del diritto nel lavoro, le confraternite e in generale le comunità basate sulla pratica comune di una religione e il ritrovo in chiese, templi, moschee, sinagoghe e altri luoghi di culto”.

Uno degli ultimi pseudo social network nato in questi giorni in Italia è: “WMW” le cui intenzioni sono di creare un punto d’incontro tra amanti, appassionati e professionisti del mondo musicale (ne esiste già un altro molto famoso). Andando in profondità nel sito si scopre che in realtà lo scopo è quello di grande vetrina commerciale per musicisti dove ogni “collaborazione” porta un guadagno ai fondatori. Che cosa ha di sociale?

Pinterest, sta diventando un fenomeno mondiale, gli analisti lo stanno già decretando il rivale più pericoloso di Facebook, l’ho usato per un paio di giorni su invito di un amico, ma se stiamo alla definizione di Wikipedia, questo sito di sociale non ha niente, l’idea è buona anche se poco innovativa ma dopo aver condiviso qualche foto l’entusiasmo e la curiosità si sono spente. Più che definirlo un social network, secondo me, la definizione esatta è quella di “social bookmarking” simile per certi aspetti a “Delicious”.

Uno degli ultimi nati è: “Tout” che ricalca a grandi linee Twitter, però usando i video della durata di pochi secondi (15) al posto dei 140 caratteri, anche di questo sinceramente non riesco a trovare il motivo per definirlo “social network”.

Chiudo con “Travel id” il nuovo social network del settore turistico, com’è definito dagli ideatori, che però alla fine si dimostra essere nient’altro che l’annuario delle agenzie viaggi ed è dedicato agli addetti ai lavori.

Evito volutamente di parlare di altri pseudo social dell’ultima ora tipo quello che sta nascendo per volontà di Lady Gaga, ormai la rete è piena di questi “forum” per utenti di seconda generazione o contenitori commerciali travestiti ad arte per ingannare gli utenti.

Aspetto con ansia la nascita di un vero social con la S.

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