I social network decidono le dimissioni, Gelmini via
In realtà non è proprio la Gelmini a dimettersi, ma il suo portavoce Massimo Zennaro: il famoso comunicato stampa sui neutrini infatti è opera sua. Dopo la rivelazione della scoperta fatta dal CERN 3 anni fa, il ministero dell’istruzione si è congratulato in particolare con gli scienziati italiani del Gran Sasso, ribadendo l’iniziativa del governo italiano nel finanziare con ben 45 milioni di euro il tunnel che collega il CERN al Gran Sasso attraverso il quale sono passati i neutrini.
Peccato però che i neutrini siano passati attraverso la crosta terrestre sfruttando la rotta curvilinea della Terra, non esistendo un tunnel del genere; subito in web si è scatenato l’inferno, con migliaia di battute condivise su Twitter e pagine aperte su Facebook. Il comunicato ufficiale è stato poi confermato in una nota successiva dove si precisava che il tunnel di cui si parlava era quello utilizzato per accelerare i protoni. La gaffe del MIUR però oramai era fatta e nulla avrebbe potuto fermare l’ondata: si è tornato a discutere del pessimo curriculum della Gelmini, ma nulla sulla sua riforma. In questo periodo, dove i problemi per le università sono ben più seri di qualche parola buttata al vento dal ministero, non è il caso di farne una questione nazionale.

Le dimissioni del portavoce sono indicazione di una realtà: la forza del web è assolutamente indiscutibile in quanto rappresentazione diretta del popolo. La rete, in primis con i social network Twitter e Facebook, sta portando avanti diverse battaglie che sono andate tutte in porto. All’orizzonte però appare un altro ostacolo: il decreto “ammazza blog”, che obbligherebbe tutti i gestori di un sito a dover rettificare entro 48 ore qualsiasi notizia che venga segnalata, senza se e senza ma; se non si rispetta la norma, multe salate per i piccoli gestori: 12mila euro.

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